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Lungo la cresta dei Pirenei con il magazine Les others

16 feb 2023
7 min di lettura

Lo scorso mese di ottobre, Jean Hacquart e una crew del magazine Les others hanno deciso di scalare la cresta dei Pirenei. Non lontano dal confine tra Francia e Spagna, la missione ha previsto quattro giorni trascorsi letteralmente tra le nuvole, immersi in una natura selvaggia e maestosa.

Introduzione

È l’inizio di ottobre e le prime luci del giorno illuminano le strade di Lourdes, in Francia, quando il team si riunisce. Il tempo di un saluto e di mangiare un ultimo croissant prima di infilarci nel furgone e dirigerci verso le montagne. Un po’ sballottolato nel retro del furgone il team inizia a conoscersi: Fabien il fotografo, Pierre-Olivier l’assistente alle luci, Martin di Les others. Parliamo, discutiamo del percorso che avevamo pianificato prima di partire. Ci auguriamo ovviamente di trovare condizioni meteo ottimali e controlliamo le previsioni per i giorni successivi: tempo variabile, ma niente di particolarmente preoccupante che possa mettere in pericolo il nostro progetto.

Giorno 1: da Gavarnie al rifugio dei Sarradets 8,2 km // 1.260 m di dislivello

Una volta arrivati al nostro punto di partenza, il villaggio di Gavarnie, in Francia, abbiamo acquistato qualche salsiccia, che sarà essenziale per il successo del nostro viaggio. Sistemati gli zaini e riempite le bottiglie d’acqua, iniziamo a dirigerci verso Sud, addentrandoci nel Parc National des Pyrénées. Sebbene il trail inizi in corrispondenza di una vallata dolcemente ascendente, non ci è voluto molto per lasciarci alle spalle il bellissimo fogliame autunnale e trovarci circondati da enormi pareti rocciose. Ancora più in alto, una cascata di 400 metri sgorga dalla parte centrale della falesia. Uno scenario mozzafiato, in particolare ora che la conca in cui ci troviamo è invasa da una luce radente. Sebbene rapiti dall’incredibile maestosità del posto, iniziamo a chiederci come riusciremo ad affrontare quelle massicce pareti rocciose.

“Sebbene rapiti dall’incredibile maestosità del posto, iniziamo a chiederci come riusciremo ad affrontare quelle massicce pareti rocciose.”

Jean Hacquart

Per fortuna, troviamo un percorso sulla nostra destra che collega le diverse cornici rocciose della parete. La scalata non è eccessivamente esposta e c’è una fantastica sensazione di spazio vuoto al di sotto. Qualche sezione piuttosto ripida ci costringe a mettere da parte per un momento le nostre fotocamere e a usare entrambe le mani per aggrapparci saldamente alla roccia. Mentre lasciamo questa sezione del percorso, Échelle des Sarradets, il trail diventa un po’ meno ripido, il posto ideale per divorare il nostro picnic mentre osserviamo dall’alto il tragitto già macinato.

Il pomeriggio è più semplice: ci dirigiamo a Est, verso la destinazione della giornata, il rifugio dei Sarradets. Al rifugio riposiamo per un attimo, prima di lasciare i nostri zaini e poi dirigerci a un famoso passaggio nella falesia, Brèche de Roland, in sostanza punto di passaggio tra Francia e Spagna. Purtroppo, tutta la zona è ricoperta di fittissime nubi e quindi diamo un’occhiata ad alcuni nevai e a ciò che resta di un ghiacciaio. Ma tutto questo ci mette un certo appetito, in fondo sono le 19. Tempo di tornare al rifugio per la cena.

Giorno 2: dal rifugio dei Sarradets al rifugio Baysselance 18 km // 1.090 m di dislivello

Quando abbiamo pianificato il percorso prima di partire, eravamo consapevoli che la seconda giornata sarebbe stata piuttosto lunga. Ecco perché ci mettiamo in marcia senza indugiare. Questa cosa è particolarmente importante perché ci fermiamo spesso a scattare foto. Non possiamo perdere queste incredibili opportunità!

“Durante la giornata, i nostri soli compagni di viaggio sono i gracchi corallini dal becco giallo ed enormi avvoltoi che si aggirano tra le vette circostanti”.

I nostri primi chilometri sono una lunga discesa fino a Port de Boucharo. Da lì, abbiamo due opzioni: addentrarci in Spagna oppure continuare lungo la frontiera. Scegliamo la seconda opzione, che ci porta su trail meno frequentati. Anche se i nostri zaini ci sembrano più pesanti a ogni salita, procedere lungo le fantastiche creste è decisamente entusiasmante. Durante la giornata, i nostri soli compagni di viaggio sono i gracchi corallini dal becco giallo ed enormi avvoltoi che si aggirano tra le vette circostanti.

Ci fermiamo per pranzare in un punto con panorama a 360 gradi e un’incredibile vista in lontananza della vetta più alta dei Pirenei francesi, Vignemale. Il nostro rifugio per la notte si trova ai suoi piedi e possiamo chiaramente vedere che c’è ancora tanta strada da fare. Seguiamo i crinali per un po’ prima di scendere nei pascoli di montagna della valle di Sausse Dessus. I sentieri sono difficoltosi da individuare, quindi è difficile nascondere la nostra soddisfazione quando finalmente raggiungiamo il frequentato percorso GR10.

“L’atmosfera è veramente incedibile, mistica, con le rocce sferzate dalla pioggia e vortici di nuvole.”

Jean Hacquart

Il cattivo tempo ci sorprende mentre abbiamo ancora all’incirca a 800 metri di altitudine da scalare prima di arrivare al rifugio Baysellance. L’atmosfera è veramente incedibile, mistica, con le rocce sferzate dalla pioggia e vortici di nuvole. L’ultimo tratto non è affatto facile, possiamo vedere la stanchezza dipinta sul volto degli altri. Ma nonostante le difficoltà procediamo fino al rifugio, che pian piano emerge dalla nebbia. Il passaggio dall’ambiente esterno, freddo e ostile, a quello interno caldo e accogliente, con una minestra fumante a una stufa rigenerante, è un vero piacere.

Giorno 3: dal rifugio Baysselance al rifugio Wallon-Marcadau 13,3 km // 710 m di dislivello

Lo sforzo intenso della giornata di ieri si fa sentire per tutti e oggi siamo particolarmente stanchi. Per fortuna, sembra che oggi tutto sia più facile e soprattutto siamo accolti da un bellissimo sole quando lasciamo il rifugio e proseguiamo verso Est. C’è un passaggio basso da affrontare prima di iniziare una lunga discesa al cospetto dei ghiacciai del Vignemale. Quando raggiungiamo la vallata, arriviamo al rifugio des Oulettes de Gaube, dove ci concediamo cioccolata calda e biscotti, un po’ come premio per la parte di percorso già completata e un po’ per darci coraggio per quella che ancora ci aspetta.

Dopo aver scalato il Col des Mulets, siamo di nuovo al confine, un’ambientazione perfetta per il pranzo e un pisolino al sole. Ci piacerebbe rimanere per ore, ma è tempo di andare e, dopo un breve passaggio attraverso una conca sul lato spagnolo del confine, iniziamo il pendio che ci porta al traguardo odierno, il rifugio Wallon-Marcadau. Mentre scendiamo, le nuvole si abbassano al ritmo dei nostri passi, seguendoci come un’ombra. Ecco un pastore, con i suoi animali e i suoi cani, un placido ruscello e infine arriviamo a destinazione.

“Mentre scendiamo, le nuvole si abbassano al ritmo dei nostri passi, seguendoci come un’ombra.”

Jean Hacquart

Il rifugio è immenso, praticamente nuovo. Ci sono tantissime persone! Un contrasto totale, in confronto agli ultimi giorni. Stanchissimi per la notevole differenza di quota, assaporiamo l’atmosfera cordiale, un lauto pasto e soprattutto ci godiamo una doccia calda! Poi è il momento di studiare la mappa. Per la giornata successiva, è in programma un cammino di 18 km con un dislivello in salita di oltre 1.000 metri. Tuttavia, considerando lo stato non esattamente ideale di tutto il team, e i tempi strettissimi per prendere la nostra navetta, decidiamo di semplificare un po’ le cose e fare piuttosto un’escursione in prossimità del rifugio.

Giorno 4: dal rifugio Wallon-Marcadau al rifugio Pont d’Espagne 6 km // 150 m di dislivello

Siamo in ritardo, per cui dobbiamo sfruttare al massimo il tempo. Procediamo lungo le alture circostanti, facciamo tantissime foto, ci concediamo una pausa vicino a un fiume. Va benissimo anche così, ci godiamo gli ambienti circostanti, spostandoci lentamente oppure non facendolo affatto. Ci appisoliamo con l’armonioso suono dell’acqua, ci riscaldiamo al sole autunnale che compare sulle cime circostanti. Per certi versi, il luogo ricorda la Sierra Nevada, in America, e i suoi spazi placidi e infiniti.

“Va benissimo anche così, ci godiamo gli ambienti circostanti, spostandoci lentamente oppure non facendolo affatto.”

Jean Hacquart

In precedenza abbiamo programmato con Elise (una ragazza incontrata al rifugio) di farci dare un passaggio fino alla cittadina francese di Lourdes, quindi è ora di rimettersi in cammino. Gli ultimi cinque chilometri ci mettono le molle sotto i piedi, mentre seguiamo la Marcadau Valley fino al punto prestabilito precedentemente concordato.

Passa un’ora e siamo alla banchina della stazione, in attesa dei nostri rispettivi treni. Resta giusto il tempo di scherzare sui cattivi odori che infliggeremo agli altri passeggeri. Poi arriva il momento dei saluti. Ci separiamo mentre una mescolanza di ricordi recenti e avventure future affolla la mente di tutti. Non vediamo già l’ora di ripartire!

Suggerimenti utili

  • Come luogo di culto cattolico e meta di numerosi pellegrinaggi, Lourdes offre una stazione ferroviaria molto ben servita. Da Lourdes, prendi un taxi o un bus per Gavarnie, in Francia.
  • Porta il binocolo! Lo spettacolo della natura e i paesaggi che potrai osservare più da vicino valgono senz’altro il peso aggiuntivo nello zaino.
  • Alcune sezioni di questo percorso possono risultare troppo esposte per alcuni escursionisti. Non esitare a tornare indietro o a scegliere percorsi alternativi, magari quelli più frequentati.
  • I rifugi si riempiono rapidamente, quindi è decisamente meglio prenotare in anticipo. Inoltre, ricordati di chiamare se desideri annullare la prenotazione o se ti accorgi che arriverai in ritardo. In mancanza di tue notizie, lo staff del rifugio potrebbe allertare il servizio di soccorso.
  • Il percorso attraversa il Parc National des Pyrénées, quindi ci sono un po’ di regole da rispettare, come il divieto di portare cani.
  • Lungo il percorso, ci sono luoghi dove è assente la copertura telefonica, quindi se usi lo smartphone per la navigazione ricorda di scaricare le mappe in anticipo.